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NELLA BATTAGLIA PER LA BIODIVERSITÀ CHE VEDE CONTRAPPORSI MONSANTO E AGRICOLTORI, AIAB E VIA CAMPESINA SI SCHIERANO A FIANCO DEI CONTADINI CONTRO OGM E BREVETTI SU SEMENTI Due settimane fa circa, la Monsanto ha annunciato l’ultima coltura OGM che spera di portare sul mercato: la soia che resiste all’erbicida dicamba. Secondo la Monsanto il nuovo prodotto sarà di aiuto nel controllo delle erbacce e porterà quindi “alla pace mentale dei coltivatori”. Al contrario Via Campesina, il movimento di agricoltori che raccoglie 150 organizzazioni da 70 differenzi Paesi del mondo e che in Italia è rappresentato dall’AIAB, pensa che sia ben diverso ciò che potrebbe rasserenare la mente di milioni di agricoltori nel mondo. Più esattamente, Via Campesina e AIAB rivendicano come prioritaria, sia per i contadini che per il pianeta, la tutela della biodiversità. Proprio per questo a Bali, durante la IV sessione dell'Organo di Governo del Trattato FAO sulle risorse fitogenetiche per l'alimentazione e l'agricoltura, Via Campesina ha chiesto agli Stati sottoscrittori del Trattato di rivedere il quadro giuridico che consente di brevettare le sementi e di diffondere le colture geneticamente modificate. Due fattori che, denunciano AIAB e Via Campesina, impediscono di fatto ai contadini di tutelare e scambiare sementi e che minacciano la biodiversità e la sicurezza alimentare. Via Campesina ed AIAB chiedono quindi la messa al bando di brevetti e forme di proprietà industriale sulle sementi. Due visioni contrapposte. Monsanto e Via Campesina rappresentano due visioni contrapposte del mondo. Secondo Monsanto e gli altri giganti dell’agro-chimica come Syngenta, BASF e Dupont, il controllo delle grandi multinazionali sulle colture e leggi permissive sulle biotecnologie stimolano l'innovazione e la produttività. Una posizione che può sembrare buona, ma solo se non si guarda agli effetti reali portati da venti anni di brevetti sulle sementi e di diffusione delle colture OGM. Come denunciano Via Campesina e AIAB, infatti, gli effetti pratici e reali di questa politica sono un pericoloso indebolimento della biodiversità e della resilienza del sistema alimentare. Qualche numero per tornare alla realtà. Per convincersene bastano pochi dati. Dal 1999 in Europa sono stati rilasciati 1.000 brevetti su animali e 1.500 sulle piante e altre migliaia sono in attesa. E come se non bastasse i brevetti non sono stati chiesti non sono stati rilasciati solo per le colture geneticamente modificate, ma anche per quelle convenzionali. Monsanto e Syngenta sole hanno depositato brevetti per decine di verdure convenzionali, tra cui pomodori, peperoni, e meloni. E questo significa non solo rafforzare il controllo su dove e come certe colture vengono utilizzate, ma anche quali varietà di sementi usate e quali vengono ‘sterminate’. Al contrario di ciò che sostiene Monsanto, i brevetti limitano l’innovazione. Tanto per dirne una, i ricercatori non possono più utilizzare liberamente gli impianti brevettati neanche a fini sperimentali. Inoltre, la crescente concentrazione nel mercato della proprietà delle sementi sta portando sempre più verso posizioni dominanti, in contrasto con le regole della concorrenza. Nel 2004 la metà dei sementi venduti a livello mondiale erano controllati da 10 aziende. Oggi quelle stesse aziende controllano circa tre quarti del mercato mondiale delle sementi. Una concentrazione foriera di prezzi più elevati e di una minore capacità di scelta per i consumatori. Se a ciò si aggiunge l’estensione delle colture OGM nel mondo, si capisce perché la biodiversità è così minacciata. Biodiversità a rischio. Tornando a Bali e al Trattato FAO, AIAB e Via Campesina denunciano come gli agricoltori si trovino nel mezzo di una guerra per il controllo delle sementi. E se non verranno ascoltate le richieste del movimento contadino per una legislazione più severa sulle biotecnologie e sull’industria sementiera, la biodiversità potrebbe diventare un danno collaterale di questa guerra. fonte Aiab
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Che ne dite di provare a mettere tra i buoni propositi per il prossimo anno, quello di rendere un po’ più sostenibile il nostro utilizzo di internet ? Buon anno dal GASGAS Milano !“Ecosia è un motore di ricerca “tutto naturale” in quanto utilizza server alimentati da energia verde che quindi non producono CO2. Madre del progetto è un’organizzazione indipendente e privata che mira a far concorrenza al cliccatissimo Google. Per ogni ricerca effettuata con Ecosia si potranno salvare circa due metri quadri di foresta pluviale (una scritta ci mostra in “tempo reale” la quantità di foresta “risparmiata”). Come è possibile? Ecosia si basa su di un principio economico semplice e ormai consolidato ma il fine che lo muove è del tutto nuovo. Come ogni motore di ricerca, anche Ecosia otterrà un contributo economico dagli sponsor ogni qual volta gli utenti cliccheranno sui link delle aziende pubblicizzate, con la differenza – sostanziale – che l’80% del ricavato non finirà nelle tasche di pochi «fortunati» ma verrà devoluto per salvare la foresta amazzonica. Secondo Christian Kroll, uno dei fondatori del progetto, “se solo l’1% degli utenti di Internet usassero Ecosia, ogni anno si potrebbe salvare una foresta pluviale grande quanto la Svizzera”. Ci vengono in mente le parole di un altro signore: “Solo in Australia vengono effettuate al mese circa 800 milioni di ricerche su internet. Se riuscissimo a catturare anche solo l’1% del traffico, potremmo contribuire in modo significativo ad abbassare il pericoloso impatto di gas nocivi che vengono emessi ogni giorno. Il motore di ricerca è lo strumento più facile per fare in modo che tutti possano cambiare il proprio comportamento e avere un impatto positivo sull’ambiente”. Il signore in questione era Tim Macdonald, fondatore di Ecocho, il primo motore di ricerca verde, il cui utilizzo compensava le emissioni di gas a effetto serra e permetteva di piantare due alberi ogni 1000 ricerche effettuate”. Con Ecosia si va ben oltre! Impostandolo come motore di ricerca si contribuisce realmente a modificare non solo le sorti dell’Amazzonia ma di tutto il pianeta. Non dimentichiamo che
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Abbiamo taciuto volontariamnte sull'evento, squillavano trombe già fin troppo assordanti, certo non avremmo voluto doverne parlare così .....Dalla neswletter di TERRANAUTA del 20 dicembre 2009 Copenhagen: il non-accordo è stato raggiunto Nessun obiettivo vincolante, nessun tetto di emissioni per ciascun paese, nessun serio obiettivo per il futuro. Le uniche cifre cui si fa riferimento sono quelle riguardanti gli aiuti finanziari ai Paesi poveri: sono previsti aiuti per 30 miliardi di dollari entro il 2012. Numerosi i Paesi che a Copenhagen si sono rifiutati di firmare l’accordo definendolo “una vergogna”. Cara/o TerraNauta, queste sono le notizie di oggi... Se speravi in Obama, se speravi nell'Europa, se speravi nel buon senso sei rimasto ancora una volta deluso. E' ora di smettere di sperare in qualcuno. E' ora di prendere in mano la situazione. Se vuoi un mondo diverso, un mondo meno inquinato, meno abbrutito, meno ingiusto, meno squilibrato, devi attivarti per cambiare le cose. In ogni gesto, in ogni tua singola azione tu puoi lottare contro i cambiamenti climatici, l'inquinamento, il nucleare, l'acqua privata, gli inceneritori, la follia dei vaccini. Cambiamo questo mondo a partire da oggi. Quando facciamo, la spesa o i regali di Natale. Quando lasciamo i nostri figli o i nostri genitori alle cure della televisione o di uno sconosciuto pagato per dargli quell'amore che noi non siamo capaci di dare. Puoi aspettare Obama, Putin, Berlusconi e la Merkel. Oppure puoi iniziare ad agire. Buon fine settimana Daniel Tarozzi “L’accordo non è minimamente giusto, ambizioso e vincolante, dunque il lavoro dei capi di Stato non è ancora finito. Oggi i leader hanno fallito nel salvare il Pianeta da cambiamenti climatici catastrofici: con l’attuale testo il mondo andrà incontro a un aumento di +3°C che mina l’esistenza stessa della nostra civiltà”.
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Ridurre! E' la parola chiave che la Commissione Europea ha scelto di utilizzare per una delle principali iniziative di sensibilizzazione sui temi dell'impatto ambientale. Ridurre per evitare di produrre spreco, ridurre per non dover correre poi ai ripari, ridurre come nuovo approccio al consumo. "Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti" (European Week for Waste Reduction - EWWR), questo è il titolo del grande evento collettivo, nato nell'ambito del programma LIFE+ della CE, che si svolgerà tra il 21 e il 29 Novembre 2009. Dopo il felice tentativo condotto nel 2008, la Commissione Europea ha deciso di ripetere l'esperienza e di dare vita alla prima vera edizione ufficiale della manifestazione: una settimana durante la quale si mira a mobilitare il maggior numero possibile di soggetti attraverso una selezione di eventi decentralizzati che avranno luogo in tutta Europa.
fonte www.greenme.it
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Esiste una correlazione tra la pessima aria che si respira nel capoluogo e la salute dei suoi abitanti "Poemi", questo il nome della ricerca che sta per "Pollution and Emergency in Milan" e porta all'attenzione come una media di 73 persone al giorno vengano ricoverate a Milano per malattie collegate all'inquinamento. Più in particolare lo studio dimostra come ai picchi di presenza degli agenti inquinanti (pm10, pm2,5) corrisponda un aumento degli accessi ai pronto soccorso (circa il 10%-15% in più) degli ospedali cittadini.
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